XV ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI (3-28 ottobre)

I giovani, la fede e il discernimento vocazionale

Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit, presentazione del Cardinale Baldisseri

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christus vincit manuscrito

Presentazione dell’Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit

 

Lorenzo Card. Baldisseri

 

1. Una «pietra miliare» nel cammino sinodale

Con l’Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit, Papa Francesco porta a compimento con l’autorevolezza del Successore di Pietro il cammino sinodale da lui stesso avviato nell’ottobre 2016, quando ha annunciato il tema della XV Assemblea Generale Ordinaria: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». È egli stesso ad affermarlo, quando al n. 3 definisce il Documento «una pietra miliare nell’ambito di un cammino sinodale». Sappiamo che, per definizione, la pietra miliare indica un evento eccezionale, che segna una tappa fondamentale all’interno di un itinerario: tale vuole appunto essere la nuova Esortazione Apostolica Postsinodale.

Il fatto, poi, che il Papa parli di «cammino sinodale» ci riporta alla recente Costituzione Apostolica Episcopalis Communio (15 settembre 2018), laddove il Sinodo è concepito non tanto come un evento, circoscritto nell’arco di alcune settimane, ma come un processo o un cammino, fatto insieme da tutte le membra del Popolo di Dio nella pluralità delle loro articolazioni, sotto la guida del Vescovo di Roma e dei Pastori uniti cum Petro et sub Petro.

Il Documento che oggi viene pubblicato costituirà per il prossimo futuro la magna charta della pastorale giovanile e vocazionale nelle diverse Comunità ecclesiali, tutte segnate – benché in modi diversi a seconda delle differenti latitudini – da una profonda trasformazione della condizione giovanile. Come Amoris Laetitia, la prima Esortazione Apostolica Postsinodale di Papa Francesco, pubblicata il 19 marzo 2016 al termine del cammino sinodale sulla famiglia, anche Christus vivit si connette strettamente al Documento Finale del Sinodo, al quale aggiunge ulteriori e preziosi elementi di riflessione. Nel n. 4 il Santo Padre scrive: «Mi sono lasciato ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo dell’anno scorso. Non potrò raccogliere qui tutti i contributi, che potrete leggere nel Documento Finale, ma ho cercato di recepire, nella stesura di questa lettera, le proposte che mi sembravano più significative».

Non è un caso se il Documento Finale del Sinodo è di gran lunga il testo che ottiene il maggior numero di citazioni: ben 56. Ad esso si sommano le 3 citazioni del Documento della Riunione Presinodale dei giovani, celebrata nel marzo 2018, che ha rappresentato il momento più alto della fase preparatoria del Sinodo.

Tra le altre fonti si segnalano i Documenti del Concilio Vaticano II; alcuni Documenti e Discorsi del Santo Padre (Evangelii Gaudium, Laudato Si’, Amoris Laetitia, Veritatis Gaudium, Gaudete et Exsultate, nonché i Discorsi tenuti in occasione delle GMG); altri Discorsi e Messaggi di San Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; i Documenti di alcune Conferenze Episcopali (Svizzera, Ruanda, Corea, Colombia, Stati Uniti); ed anche – come già avvenuto in precedenti Documenti di Papa Francesco – i riferimenti ad autori di ieri e di oggi (San Basilio Magno; Sant’Agostino; San Tommaso d’Aquino; San Giovanni della Croce; Sant’Alberto Hurtado; Sant’Oscar Arnulfo Romero; il venerabile cardinale vietnamita François-Xavier Nguyên Van Thuán; il cardinale argentino Eduardo Pironio e il Preposito Generale dei Gesuiti Pedro Arrupe, dei quali è in corso la causa di beatificazione; il teologo italo-tedesco Romano Guardini; il teologo argentino Rafael Tello; il poeta argentino contemporaneo Francisco Luis Bernárdez).

2. La struttura dell’Esortazione Apostolica

L’Esortazione Apostolica si compone di 299 numeri, raccolti in 9 capitoli. I paragrafi, pur numerosi, si susseguono con rapidità, rendendo agevole la lettura.

Il primo capitolo parte dalla domanda: «Che cosa dice la Parola di Dio sui giovani?», ripercorrendo varie pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento. Il secondo capitolo, invece, concentra l’attenzione su «Gesù Cristo sempre giovane», soffermandosi sulla giovinezza del Signore per passare a considerare la giovinezza della Chiesa, di cui i santi – in primis la Vergine Maria – costituiscono la più luminosa manifestazione.

Il terzo capitolo ha come titolo «Voi siete l’adesso di Dio» e si impegna a riscattare la gioventù contemporanea dalla visione pessimistica che il mondo degli adulti spesso ne offre, anche dentro la Chiesa. Esiste oggi una pluralità di mondi giovanili, segnati da sfide concrete (violenza, ideologizzazione, emarginazione ed esclusione sociale). Un’attenzione speciale è rivolta al corpo e alla sessualità, essenziali per la costituzione dell’identità personale; all’ambiente digitale, tanto pervasivo quanto ambivalente; ai giovani migranti, «paradigma del nostro tempo»; alle vittime di abusi (di potere, economici, di coscienza, sessuali), in particolare quelli commessi da ministri della Chiesa. Accanto a questi ultimi, non mancano però – aggiunge il Santo Padre – coloro «che ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani»: essi sono la maggioranza e «la loro opera è una foresta che cresce senza fare rumore» (n. 99).

Il quarto capitolo si sofferma sul «grande Annuncio per tutti i giovani», cioè sul kerygma cristiano da riproporre con forza ai giovani d’oggi. Tale Annuncio si riassume nell’idea che Dio è amore e ama gli uomini, ha inviato suo Figlio nel mondo per salvarci e attraverso lo Spirito Santo continua a comunicarci la vita della grazia.

Il quinto capitolo traccia alcuni «percorsi di gioventù», individuando nella giovinezza un «tempo di sogni e di scelte», caratterizzato dalla «voglia di vivere e di sperimentare». La crescita e la maturazione devono nutrirsi di fraternità, impegno fattivo e testimonianza missionaria coraggiosa. Nel sesto capitolo, intitolato «Giovani con radici», ritorna un tema caro al Santo Padre: il rapporto tra giovani e anziani, anche alla luce della profezia di Gioele 3 sui sogni degli anziani e le visioni dei giovani.

Il settimo capitolo offre alcune grandi coordinate per la pastorale giovanile. Quest’ultima deve essere «sinodale», cioè favorire il protagonismo di tutti, riconoscendo i doni e i carismi di cui i giovani sono portatori e con cui possono arricchire la comunità cristiana. Queste linee pastorali si estendono alle istituzioni educative, in primis alla scuola, senza dimenticare le dimensioni della preghiera, del servizio, dell’arte e dello sport, nell’impegno a edificare una «pastorale giovanile popolare», capace di includere tutti, nessuno escluso.

Dopo aver ricordato l’importanza dell’accompagnamento da parte di adulti competenti e generosi, gli ultimi due capitoli stringono l’attenzione su due temi chiave del cammino sinodale: la vocazione e il discernimento. L’ottavo capitolo descrive la vocazione come chiamata all’amicizia con Gesù, che si concretizza nel servizio missionario verso gli altri. Il Papa affronta qui i temi dell’amore e della famiglia (rimandando ai capitoli 4 e 5 di Amoris Laetitia), del lavoro e delle vocazioni a una consacrazione speciale. Il nono capitolo, infine, riprendendo alcune idee sviluppate in Gaudete et Exsultate, insiste sulla formazione della coscienza, sul rapporto con Cristo, sull’arte dell’ascolto e dell’accompagnamento.

3. Alcuni aspetti del Documento

Un primo aspetto dell’Esortazione Apostolica che vorrei ora evidenziare è il suo titolo: Christus vivit. Tutti sappiamo che l’incipit di un Documento ecclesiastico offre solitamente una chiave ermeneutica complessiva del testo. Il messaggio fondamentale che il Santo Padre vuole trasmettere, ai giovani e con loro a tutti noi, è che Gesù Cristo non appartiene solo al passato, ma anche al presente e al futuro, perché Egli è l’eterno Vivente. Ogni generazione di credenti scopre in Cristo un contemporaneo e un compagno di viaggio. Quest’idea, proclamata con forza nel n. 1, ritorna più avanti, quando il Papa consegna idealmente ai giovani tre verità fondamentali, «che tutti abbiamo bisogno di ascoltare sempre, più volte» (n. 111): «Dio ti ama», «Cristo ti salva» e, appunto, «Egli vive!» (cfr. nn. 112-129). Così leggiamo, in particolare, al n. 124:

«Egli vive! Occorre ricordarlo spesso, perché corriamo il rischio di prendere Gesù Cristo solo come un buon esempio del passato, come un ricordo, come qualcuno che ci ha salvato duemila anni fa. Questo non ci servirebbe a nulla, ci lascerebbe uguali a prima, non ci libererebbe. Colui che ci colma della sua grazia, Colui che ci libera, Colui che ci trasforma, Colui che ci guarisce e ci conforta è qualcuno che vive. È Cristo risorto, pieno di vitalità soprannaturale, rivestito di luce infinita. Per questo San Paolo affermava: “Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede” (1 Cor 15,17)».

Al tempo stesso, aggiunge Papa Francesco, Gesù vivo domanda a tutti gli uomini – in particolare ai giovani – di essere a loro volta «vivi», cioè persone che accolgono fino in fondo il dono della vita e lo fanno fruttificare nell’amore. Così leggiamo ancora nel n. 1: «Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!».

Dai giovani il Papa si aspetta che afferrino in pienezza la loro esistenza, nonostante le contraddizioni e le difficoltà dell’ora presente, per vivificare con l’entusiasmo della loro età la Chiesa e il mondo, che non di rado appaiono invecchiati. Ecco, allora, che l’Esortazione Apostolica non manca di affrontare il tema della giovinezza della Chiesa, cioè del suo rinnovamento, confidando che i giovani possano aiutarla in quest’opera (cfr. nn. 34-42).

Un secondo aspetto dell’Esortazione Apostolica è la sua caratterizzazione mariana, ben evidenziata dalla scelta simbolica del Santo Padre di firmare il Documento a Loreto, nella casa di Maria, il 25 marzo scorso, solennità dell’Annunciazione del Signore. In quell’occasione, parlando ai fedeli accorsi sul sagrato della Basilica Lauretana, tra cui numerosi giovani, Papa Francesco ha affermato: «La Santa Casa è la casa dei giovani, perché qui la Vergine Maria, la giovane piena di grazia, continua a parlare alle nuove generazioni, accompagnando ciascuno nella ricerca della propria vocazione. Per questo ho voluto firmare qui l’Esortazione Apostolica frutto del Sinodo dedicato ai giovani».

Maria, «la ragazza di Nazaret», è additata dal Documento come «il grande modello per una Chiesa giovane che vuole seguire Cristo con freschezza e docilità» (n. 43). Al suo “sì” giovanile fa eco il “sì” di tanti altri santi giovani di diverse epoche, tra i quali il Papa ricorda San Sebastiano, San Francesco d’Assisi, Santa Giovanna d’Arco, il Beato vietnamita Andrew Phû Yên, la Santa nordamericana Kateri Tekakwitha, San Domenico Savio, Santa Teresa di Gesù Bambino, il Beato argentino Ceferino Namuncurá, il Beato congolese Isidoro Bakanja, il Beato italiano Pier Giorgio Frassati, il Beato francese Marcel Callo, la Beata italiana Chiara Badano (cfr. nn. 49-63). Ad essi il Papa affianca, ai nn. 104-106, il Servo di Dio Carlo Acutis, morto a soli 15 anni, un genio dell’informatica, che ha fatto di Internet uno strumento per testimoniare la fede, annunciare il Vangelo e trasmettere valori e bellezza. Tutti costoro testimoniano che la santità è giovane ed è possibile a tutti i giovani.

Un terzo aspetto che mi preme rilevare è lo stile del Documento e i suoi destinatari. È un’Esortazione Apostolica Postsinodale che assume esplicitamente la forma di una «lettera» (cfr. n. 3). Una lettera indirizzata anzitutto ai giovani: per questo, in molte occasioni il Papa si rivolge direttamente a loro, dando a ciascuno del “tu”. È lo stesso stile che caratterizza il Santo Padre nei suoi incontri con i giovani: uno stile fatto di prossimità, franchezza, semplicità, tenerezza e simpatia.

Tra questi giovani – precisa Papa Francesco – non ci sono solo i credenti, ma anche i non credenti, coloro che non si riconoscono in Gesù Cristo e nella sua Chiesa, ma sono comunque in ricerca (cfr. n. 4). Tra tanti giovani, il Papa ne menziona a un certo punto uno delle Isole Samoa, uditore durante il Sinodo, del quale lo ha colpito l’immagine della Chiesa come una canoa (cfr. n. 201).

Riconosciamo in queste parole un principio cardine del magistero di Papa Francesco, già presente in Amoris laetitia: il principio di una pastorale inclusiva, cioè capace di accogliere tutti, superando ogni forma di elitarismo. Quest’idea – come ho accennato – è sviluppata nei paragrafi dedicati a «una pastorale giovanile popolare», la quale, andando «oltre al consueto lavoro pastorale che realizzano le parrocchie e i movimenti», deve incoraggiare «un altro stile, altri tempi, un altro ritmo, un’altra metodologia» (n. 230). Riprendendo il Documento Finale del Sinodo, il Papa fa sua l’esortazione a «costruire una pastorale giovanile capace di creare spazi inclusivi, dove ci sia posto per ogni tipo di giovani e dove si manifesti realmente che siamo una Chiesa con le porte aperte» (n. 234); una pastorale in cui ci sia «spazio anche per “tutti quelli che hanno altre visioni della vita, professano altre fedi o si dichiarano estranei all’orizzonte religioso. Tutti i giovani, nessuno escluso, sono nel cuore di Dio e quindi anche nel cuore della Chiesa”» (n. 235; cfr. Documento Finale 117).

Ad ogni modo, questa lettera – prosegue il Santo Padre – è rivolta «contemporaneamente a tutto il Popolo di Dio, ai pastori e ai fedeli, perché la riflessione sui giovani e per i giovani interpella e stimola tutti noi» (n. 3). Dunque: tutti i giovani, ma non solo i giovani. Per tale ragione, numerosi restano i paragrafi in cui il Papa propone «approcci più generali per il discernimento ecclesiale» (ibid.), nella consapevolezza che la questione-giovani riguarda tutti e che gli adulti sono chiamati, al tempo stesso, a dare e a ricevere dai giovani.

A tutti, dunque, questa Esortazione Apostolica viene consegnata: ai Pastori, ai Consacrati e alle Consacrate, ai Catechisti e agli Educatori, ai Fedeli giovani e adulti, perché tutti insieme possiamo contribuire – ciascuno nel ruolo che il Signore gli affida – a rendere le nuove generazioni attrici e protagoniste nella Chiesa del terzo millennio, impegnandoci a ringiovanire il suo volto in un’ora cruciale della storia.

Martedì 2 aprile 2019