XV ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI (3-28 ottobre)

I giovani, la fede e il discernimento vocazionale

Intervento di S.E. Mons. Fabio Fabene durante la presentazione dell’Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit

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Intervento di S. E. Mons. Fabio Fabene alla Conferenza Stampa di presentazione

della Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit

 

sul tema:

Alcuni contenuti dell’Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit

 

Buongiorno a tutte e a tutti!  

         L’Esortazione Apostolica Postsinodale che oggi stiamo presentando è l’ennesima perla di cui Papa Francesco fa dono alla Chiesa e, in particolare, ai giovani cristiani, ai quali, come dice egli stesso, scrive «con affetto» (ChV 3). Più in generale, però, essa si offre alla riflessione di tutti i giovani del mondo e di quanti sono interessati alle loro vicende e alla loro felicità.

È significativo che la pubblicazione di questo documento avvenga nell’anniversario della morte di San Giovanni Paolo II, il Papa che scrisse la prima Lettera ai Giovani e alle Giovani del Mondo nel 1985, in occasione dell’Anno Internazionale della Gioventù, così come si deve rilevare che l’Esortazione Apostolica è stata firmata esattamente un anno dopo la conclusione della Riunione Presinodale, convocata dallo stesso Francesco.

         La Christus vivit si contraddistingue per una forte caratterizzazione cristologica e per la nota distintiva dell’amore che risuona in ogni sua parte. A ciascun giovane  il Santo Padre ricorda che «Dio ti ama» (ChV 112)  e che «Cristo, per amore, ha dato sé stesso fino alla fine per salvarti» (ChV 118). A motivo di questo amore, «ciò che Gesù vuole da ogni giovane è prima di tutto la sua amicizia» (ChV 250), presentandosi Egli stesso come amico (cfr. ChV 153). L’amicizia sincera e disinteressata è uno dei valori che l’Esortazione propone ai giovani per gustare la dolcezza della vita.

Tutto il documento è ispirato dalla fiducia che il Papa ripone nei giovani (cfr. ChV 264) e dal ripetuto invito che rivolge loro a fissare la speranza in Cristo (cfr. ChV 1.33.109.141.173),  affinché nessuno gliela rubi (cfr. ChV 15.107.142).

         Sono molti gli elementi che potrebbero essere sottolineati. Indico innanzitutto la relazione che il Santo Padre mostra tra i giovani e l’intero «Popolo di Dio, pastori e fedeli» (ChV 3), così come è presentata la Chiesa all’inizio del documento. I giovani non sono visti come una categoria che si pone di fronte alla Chiesa o, peggio ancora, in contrapposizione ad essa. I giovani sono parte integrante della Chiesa e, ci si augura, parte sempre più integrata nella sua vita quotidiana, nelle sue attività, nelle decisioni che verranno prese per il bene di tutti i fedeli. Non esiste la ‘Chiesa dei giovani’. E non esiste nemmeno la ‘Chiesa con i giovani o per i giovani’. Esiste un unico ‘corpo’, la Chiesa, di cui i giovani sono membra vive e creative, le quali contribuiscono, con la loro stessa appartenenza,  al ‘vivere bene’ di tutti e alla missione di annuncio del Vangelo e della bellezza della vita in Cristo da parte dell’intera comunità ecclesiale. D’altronde, gli stessi giovani, nel Documento finale della Riunione presinodale tenutasi qui in Roma nel marzo dell’anno scorso, riferendosi a se stessi e alla loro partecipazione alla vita della Chiesa, parlano per tre volte di ‘Chiesa giovane’ e mai di ‘Chiesa dei giovani’. I giovani potrebbero avere la stessa funzione del lievito dentro la massa ed il loro contributo divenire fondamentale per quel rinnovamento degli stili di vita, della pastorale e delle stesse strutture della Chiesa (cfr. Documento Finale del Sinodo 2018, nn. 66.131.116) tanto auspicato da Papa Francesco e ribadito anche nel testo dell’Esortazione: «Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà» (ChV 37). Per indicare la strada su cui camminare, il Santo Padre presenta a questo proposito una lunga lista di «giovani santi, che hanno dato la loro vita per Cristo, molti di loro fino al martirio» (ChV 49). Emerge così l’immagine di una Chiesa, «spazio di dialogo e testimonianza di fraternità che affascina», secondo quanto detto nel Documento Finale dell’ultima Assemblea sinodale e riportato in ChV 38.

         In sintonia con i Padri riuniti lo scorso ottobre a Roma, Papa Francesco riafferma con determinazione l’importanza della sinodalità nella Chiesa. Sottolinea che la stessa pastorale giovanile deve essere sinodale e quindi capace di dar forma a un effettivo “camminare insieme” (cfr. ChV 206). Per questo invita a «“procedere verso una Chiesa partecipativa e corresponsabile, capace di valorizzare la ricchezza della varietà di cui si compone, accogliendo con gratitudine anche l’apporto dei fedeli laici, tra cui giovani e donne, quello della vita consacrata femminile e maschile, e quello di gruppi, associazioni e movimenti. Nessuno deve essere messo o potersi mettere in disparte” (DF Sinodo 2018, 123)» (ChV 206).

         Quasi in applicazione di quanto appena detto, si rivolge direttamente ai giovani con il loro linguaggio chiedendoli di essere “protagonisti del cambiamento”, «protagonisti della rivoluzione della carità e del servizio, capaci di resistere alle patologie dell’individualismo consumista e superficiale» (ChV 174). Emerge dal testo quasi una proposta di alleanza che il Santo Padre indirizza ai giovani: un invito a collaborare per costruire un futuro migliore, in particolare in ordine a quegli ambiti individuati dall’Assemblea sinodale come ‘snodi cruciali’ che attraversano la vita della Chiesa e della società: l’ambiente digitale, i migranti, la questione degli abusi su minori.

Per quanto riguarda l’ambiente digitale, l’Esortazione Apostolica evidenzia le grandi potenzialità che esso offre in relazione alla comunicazione tra le persone, all’accesso alle informazioni e alla partecipazione alla vita sociale. Ma non dimentica i possibili rischi derivanti dall’isolamento e dalla creazione di un mondo immaginario ed ingannevole. I giovani sono allora invitati a vivere l’ambiente digitale in maniera creativa, in modo da lasciare «sbocciare i doni che il Signore ha dato loro» e ad offrire «a questo mondo quelle capacità così personali e uniche che Dio ha seminato in ognuno» (ChV 106). In questo modo la loro collaborazione si eserciterà nell’operare quella «sintesi tra ciò che è personale, ciò che è specifico di una cultura e ciò che è globale» (ChV 90), la quale può  indicare i cammini da percorrere verso il bene comune e tornerà a vantaggio di tutti.

Ricordando «i tanti giovani direttamente coinvolti nelle migrazioni» (ChV 91), la Christus vivit rileva che talvolta le «aspettative irrealistiche (…) li espongono a pesanti delusioni» e denuncia i «trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, [che] sfruttano la debolezza dei migranti» (ChV 91). Ma raccomanda di non dimenticare che «“quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano sono un’opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale per tutti (DF Sinodo 2018, 27)”» (ChV 93) . La collaborazione richiesta ai giovani in questo caso va nella direzione di favorire una mentalità che propone un approccio equilibrato alla problematica. Si chiede loro infatti di «non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignità di ogni essere umano» (ChV 94).

Papa Francesco chiede la collaborazione dei giovani anche in relazione al raccapricciante fenomeno degli abusi sessuali su minori, innanzitutto attraverso un’attenta vigilanza: «se vedete un sacerdote a rischio, perché ha perso la gioia del suo ministero, perché cerca compensazioni affettive o ha imboccato la strada sbagliata, abbiate il coraggio di ricordargli il suo impegno verso Dio e verso il suo popolo, annunciategli voi stessi il Vangelo e incoraggiatelo a rimanere sulla strada giusta» (ChV 100). In questo modo potranno offrire «un aiuto inestimabile su un aspetto fondamentale: la prevenzione che permette di evitare il ripetersi di queste atrocità» (ChV 100). Egli esprime qui ancora una volta la sua fiducia verso i giovani, affermando che essi «possono contribuire molto a guarire questa ferita se mettono in gioco la loro capacità di rinnovare, rivendicare, esigere coerenza e testimonianza, di tornare a sognare e a reinventare» (ChV 100) e confidando nel fatto che il loro prezioso aiuto «“può essere davvero un’opportunità per una riforma di portata epocale” (DF Sinodo 2018, 31), per aprirsi  a una nuova Pentecoste e iniziare una fase di purificazione e cambiamento che conferisca alla Chiesa una rinnovata giovinezza» (ChV 102).

         Tra i diversi contributi, disseminati nel testo, che i giovani possono offrire, desidero evidenziarne ancora uno: la comunicazione ad altri giovani della bellezza della propria esperienza personale di incontro con Cristo. Innamorati di Lui e desiderosi di testimoniare il Vangelo con la propria vita (cfr ChV 175), essi sono invitati a far conoscere Gesù Salvatore a tutti, anche a coloro che sembrano più lontani ed indifferenti, fino alle estreme periferie esistenziali (cfr. ChV 177). E questo vale in ogni ambiente ed in ogni circostanza: «dovunque ci troviamo e con chiunque siamo, nel quartiere, nello studio, nello sport, quando usciamo con gli amici, facendo volontariato o al lavoro, è sempre bene e opportuno condividere la gioia del Vangelo» (ChV 177).

         La molteplicità delle tematiche affrontate e la variegata ricchezza dei contenuti della Christus vivit non possono certamente essere esaurite da questa breve presentazione. Come avete dato risonanza a tutto il processo sinodale, sono certo che contribuirete anche a far conoscere al mondo giovanile e a tutti questa Esortazione, che mette i giovani al centro della Chiesa e della società.

Roma, 2 aprile 2019